La rabbia: l’importanza di riconoscerla e di esprimerla con equilibrio

La rabbia: l’importanza di riconoscerla e di esprimerla con equilibrio

di Chiara Svegliado

LA RABBIA: UN’EMOZIONE NEGATIVA?

Il punto importante da comprendere a proposito della rabbia, e’ che, nonostante venga spesso etichettata come emozione negativa, da evitare in noi come negli altri, di fatto diventa negativa, e soprattutto distruttiva, quando non viene riconosciuta e usata al momento in cui emerge, ma viene repressa con conseguenze dannose non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

Il problema è che fin dalla tenera età ci viene insegnato che è cattivo e sbagliato esprimere la collera; ancora oggi questa emozione viene considerata inopportuna, irragionevole, associata all’aggressività e al capriccio; La gente è spesso spaventata dalla propria rabbia: teme che la spinga a compiere qualche azione dannosa e, di conseguenza, ci si rifiuta di prestare attenzione alla collera degli altri e si esita ad esprimere la propria.

rabbia
E’ importante quindi considerare che, se non ci siamo mai concessi di esprimere la rabbia, probabilmente ne abbiamo accumulata una montagna dentro di noi.

Reprimendola, è più probabile che la rabbia esploda in momenti inopportuni e soprattutto verso persone e situazioni che hanno poco a che fare con la causa originale della rabbia che ci ribolle dentro, ed e’ anche piu’ probabile che ce la prendiamo con chi crediamo sia piu’ debole di noi, non fosse altro che per avere un minimo di senso di potere.  Un atteggiamento questo, tipico delle bestie, temere il piu’ forte e sopraffare il piu’ debole, quando invece, l’essere umano, a differenza degli animali, può dominare i suoi istinti.

La rabbia repressa si ritorce contro noi stessi con attacchi depressivi e alimenta un sentimento di inferiorità; inoltre, quando la mente non riesce più a gestire i conflitti, il corpo ne soffre. Numerose affezioni psicosomatiche come mal di schiena, ulcere, psoriasi possono essere legate al soffocamento della collera.

E’ fondamentale dunque, per la nostra salute psico-fisica, imparare ad esprimere la collera in maniera costruttiva ed appropriata.

Senza rabbia si e’ privi di protezione, senza rabbia siamo alla merce’ delle reazioni altrui e non possiamo prevenire tali reazioni dal riaccadere, per noi e per gli altri. La rabbia usata costruttivamente aiuta a sviluppare fiducia in se stessi in quanto non e’ necessario che monti fino ad esplodere per esprimerla. E’ importante riconoscerla al momento in cui emerge, per quello che e’: un meccanismo di protezione che ci segnala che c’e’ qualcosa che non va, una reazione di insoddisfazione intensa, suscitata generalmente da una frustrazione che ci riguarda e che giudichiamo inaccettabile; dunque la rabbia, comunque venga espressa,  in modo esplosivo o in forma repressa, agisce come un segnale d’allarme. La nostra rabbia ci mette a conoscenza del fatto che ci fanno del male, che i nostri diritti vengono violati, che i nostri bisogni e i nostri desideri non sono soddisfatti.

Imparare a manifestare la propria collera significa conoscere i propri reali bisogni e intrattenere relazioni più autentiche con le persone che ci circondano.

COME ESPRIMERE LA RABBIA

Riabilitare la rabbia non significa tuttavia lasciarsi andare a comportamenti irosi.

Non c’è bisogno di urlare o di arrivare addirittura alle mani per esprimere la propria irritazione. L’arma migliore è la parola. E’ bene però utilizzarla consapevolmente per esprimere i veri motivi delle nostre insoddisfazioni. Dietro la collera si nasconde sempre una sofferenza. Adirarsi ad ogni costo e contro chiunque è un modo per sottrarre energia alla disperazione e non guardare in faccia il dolore. Perché il proprio malcontento sia preso seriamente in considerazione, è bene esprimerlo con la massima calma.

Di seguito alcuni consigli utili per fare in modo che questa emozione diventi costruttiva:

PLACARE L’EMOZIONE PARLANDONE CON UN AMICO: Per rendere possibile un approccio disteso alla discussione con la persona che ci ha fatto arrabbiare, può essere utile scaricare preventivamente le proprie tensioni, telefonando ad esempio ad un amico per raccontargli l’accaduto. Questo serve a far passare il primo moto di collera, quello più aggressivo, senza contare che una terza persona potrebbe suggerirci un modo diverso di guardare le cose.

CHIARIRSI LE IDEE: avere infatti un’idea precisa di cosa si sente dentro e di cosa ci si aspetta possa accadere dopo una discussione, ci aiuta a mettere a fuoco le cose da dire, gli argomenti da mettere in campo. E ci dà una mano a controllare le cose, in modo che l’emozione non prenda il sopravvento facendoci sfuggire il controllo della situazione. Per acquisire chiarezza, può essere utile porsi delle domande: 

  • che cosa ha scatenato la nostra collera?
  • Il nostro interlocutore ci ha nuociuto intenzionalmente o per errore?
  • Siamo sicuri di non esserci sbagliati sulle sue intenzioni? O di non aver mostrato eccessiva suscettibilità?
  • La situazione merita una reazione decisa?
  • Abbiamo considerato delle alternative per sdrammatizzare?
  • Spetta al nostro interlocutore cambiare o a noi farci capire meglio?
  • Che risultati ci aspettiamo dalla nostra collera?

ESPRIMERE LE PROPRIE OPINIONI:  è necessario farlo dopo aver placato le proprie emozioni. L’atteggiamento da adottare è di tipo assertivo, evitando dunque di scadere in eccessi di alcun tipo, quali le ingiurie e le accuse. 

Lo scopo è infatti quello di ristabilire un equilibrio e non di schiacciare l’interlocutore: lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon ha elaborato il sistema dei cosiddetti “messaggi-io”, che si basa sul principio di parlare di sé in questo modo: definendo con precisione ciò che ci ha disturbato (quando tu…), raccontando le nostre emozioni (mi sento….), condividendo le nostre aspettative (perché io…), esprimendo i nostri bisogni attuali e le motivazioni (e io ti chiedo di.. in modo da..). Il beneficio di esprimere la collera va oltre il sollievo di togliersi un peso, significa ridefinire le relazioni con se stessi e con gli altri.

ESPRIMERE APERTAMENTE LA RABBIA:  è importante permettere a se stessi di avvertire completamente la rabbia, creando un posto sicuro per poterla esprimere, da soli, o con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un posto sicuro, permettiamoci di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro, (per un periodo potremmo aver bisogno di farlo regolarmente) non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e saremo capaci di affrontare in modo più efficace, le situazioni che ci si presenteranno.

Il result oriented couselling e la rabbia

I counsellor professionisti che praticano i metodi insegnati all’Accademia Internazionale di Counselling di Londra, utilizzano dei metodi molto efficaci per aiutare i propri clienti ad esprimere la rabbia; nella sessione individuale ad esempio, si cerca di risalire ad eventi dolorosi impressi da molti anni nel subconscio: per prima cosa si procede ad un’analisi della situazione presente, in cui il cliente parla delle sue sensazioni, delle emozioni, dei conflitti interiori. Attraverso la parola è possibile per il counsellor entrare in contatto con la storia del cliente.

In un secondo tempo, si inizia a decifrare il conflitto all’origine del malessere: in quale periodo della vita (infanzia o adolescenza) si è costituito? A quale parente stretto (mamma, papà, cugino, fratello..) è legato? Come può essere descritto tale conflitto? Il terzo tempo della sessione è dedicato infine all’esplorazione della tensione accumulata e alla sua liberazione grazie ad esercizi di respirazione, al rilassamento delle rigidità muscolari, all’abbandono delle posture sbagliate e all’espressione delle emozioni represse. Le situazioni infantili e adolescenziali che bloccano o paralizzano possono essere messe in scena attraverso dei metodi molto efficaci, come ad esempio, il “metodo della stanza della collera” e il “metodo avanzato dello schermo”: tali metodi permettono di esprimere la rabbia attraverso una rappresentazione simbolica dell’emozione, allo scopo di renderci consapevoli di quanto potente essa possa essere.  Gli esercizi possono dare un senso di potere personale che prima pensavamo di non possedere.

Tuttavia, non sono di certo un incoraggiamento a reagire con rabbia nel quotidiano.

Al contrario: una volta espressa la nostra rabbia in modo simbolico nella privacy della nostra mente, restituendola  al mittente che l’ha provocata, e’ molto più probabile che non reagiremo con rabbia nella vita di tutti i giorni, ma con assertività, più consci del nostro potere personale e anche più consci dei nostri e altrui diritti umani.

Alla fine della sessione il cliente annota quello che ha vissuto alla scopo di utilizzare nella vita quotidiana i cambiamenti che sta facendo. Negli incontri successivi sarà utile riparlarne per allentare le tensioni che ritornano, consolidare i cambiamenti raggiunti e rassicurare la persona delle sue nuove capacità.

IL CASO DI GIOVANNI

Giovanni, 35 anni, nonostante riuscisse abbastanza bene nella propria vita professionale e apparisse generalmente sorridente, manifestava da alcuni anni evidenti stati d’animo negativi: un profondo senso di solitudine e di disperazione lo accompagnavano ogni giorno, tratteneva tutte le tensioni a livello fisico con la conseguenza di soffrire di diversi disturbi psicosomatici.

Decise quindi di sottoporsi ad una sessione di counselling:

“ho preso così coscienza che le tensioni accumulate bloccavano tutto il mio corpo, non riuscivo nemmeno ad emettere un suono anche se avevo voglia di urlare. A poco a poco mi sono sbloccato. Nel corso delle sedssioni, sono riuscito ad esprimere la mia aggressività. Sono emersi ricordi che avevo rimosso, soprattutto quelli di mio padre e la sua violenza nei miei confronti. Ricordo una sessione in cui, rivivendo un litigio avuto con lui, non sono riuscito ad esprimere la collera che mi assaliva. Ho avuto paura di esplodere. Il counsellor mi è venuto in aiuto. Le tensioni hanno cominciato a dissolversi. Ho pianto a lungo, la collera è lentamente svanita e per me è stato molto liberatorio. Da quel momento ho smesso di agire solo in modo razionale, ma ho cominciato a dare spazio alle mie emozioni.”

Per approfondire

Daniel Chabot, Come coltivare reazioni emotive intelligenti, edizioni il punto d’incontro, 2003.
D. GOLEMAN, Intelligenza Emotiva, Rizzoli editori, 1996.

Se anche tu hai problemi di rabbia,
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